Intelligenza artificiale e ruolo istituzionale dell’avvocato

L’intelligenza artificiale prosegue incessante il suo percorso di crescita e sviluppo, tant’è che alla Scuola superiore Sant’Anna stanno sviluppando un progetto d’intelligenza artificiale; una banca dati della giurisprudenza per valutare le chance di successo e i tempi di un contenzioso.

Si tratta di un algoritmo che “prevede” le sentenze. La funzione di tale “divinatoria” iniziativa sarebbe quella di fruire dell’intelligenza artificiale per aiutare la giustizia, creando una banca dati della giurisprudenza aperta non solo ai tecnici ma anche ai cittadini (sic !), che potrebbero consultarla per valutare le chance di successo e i tempi di un contenzioso.

Con tutto il rispetto per lo sviluppo tecnologico, sono fermamente convinto che il miglior strumento deflattivo del contenzioso giudiziario, non sia un freddo algoritmo, ma resti l’avvocato, il quale, non solo sulla base delle sue conoscenze giuridiche, ma anche del proprio imprescindibile senso etico e nel rispetto della propria struttura valoriale dovrebbe, già oggi, sapere se consigliare o meno a un cliente il ricorso alla via giudiziaria, avendo, altresì, la responsabilità di essere uno dei promotori principali di una giustizia sostenibile.

I rapporti tra l’AI e gli esercizi della professione forense costituisce un tema di significativa rilevanza soprattutto nella prospettiva del ruolo istituzionale e della funzione sociale dell’avvocato, sul quale tornerò con ulteriori pubblicazioni aperto ad un sereno confronto.

di Danilo Giorgio Grattoni

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Pubblicato su LinkedIn con Post del 1 giugno 2021